L’ ascensore
Io amo l’ascensore. Chissà perché ma é nell’ascensore che spesso ti accorgi di avere quel pezzettino di verdura tra i denti, o alzi l’ascella per cogliere l’alone di sudore, o lo sguardo assonnato. Ogni volta che mi trovo in ascensore con altre persone, automaticamente rivolgo lo sguardo verso la targhetta con le indicazioni e mentalmente calcolo quando pesa il mio vicino e la sua borsa da computer; altre invece guardo persa i bottoni dei piani, il tipo di numero usato, se c’é la “T” di terra o semplicemente lo “0″. L’ascensore é imbarazzante quando ti senti imbarazzato ad entrare e non sai dove collocarti, ci sono studi complicatissimi e test del tipo :”dimmi se ti metti al centro o a sinistra e ti dirò chi sei”. Nei film scene importantissime si svolgono nell’ascensore: in “C’é posta per te” Tom Hanks si rende conto di voler lasciare la sua compagna proprio lì, quando lei viene colta da crisi di isterismo dopo appena trenta secondi dal blocco e lui serafico e calmo dà le istruzioni al citofono su come far ripartire la cabina. Quello di oggi é l’ascensore un po’ oscuro e silenzioso, alluminio moderno e faretti, splendido specchio con occhialone dimenticato, in attesa di imbattermi in quelli che adoro, quelli aristocratici dei palazzi , con la chiusura a maniglia e la cabina a rete metallica che sale lenta lenta e che un portiere custodisce e ne cura le porticine di legno con oli profumati e grasso tra gli ingranaggi. A volte l’ascensore mi fa venire i brividi.

