Roseto comunale di Roma
martedì 1 giugno 2010
Silenziosi momenti caldi e assolati al roseto comunale, un sabato qualunque, ‘c’ erano solo le cicale ….






Anche la pittrice ha la camicia con le rose ..

La neve alla Factory
venerdì 12 febbraio 2010
Sì, lo so … non siamo attrezzati qui a Roma per accogliere la neve … sì, lo so che nelle altri parti d Italia ne hanno avuta abbastanza, di neve e non é una novità … però, accidenti, uscire di casa e veder fioccare i primi ciuffi e sentirli appassire attutiti sull’ombrello che mano a mano diventa sempre più pesante … beh, lasciatemelo dire, é una magia di fronte alla quale non si può non provare una gioia fanciullesca. La neve alla Factory : EVVIVA !!





… le vetrine, la neve (sempre sabato pomeriggio)
martedì 1 dicembre 2009
Dimenticavo: queste le vetrine natalizie, c’ é la fata della neve, modello Le cronache di Narnia, i bambini nel polistirolo con i colbacchi, un cappotto bianco maschile, una commessa che guarda incuriosita ….. per il natale aspettiamo domani, a cena a casa di Daddo e Magda, un po’ di aria cucciolosa l’ho respirata. Buona serata






il thé, le vetrine, la neve
martedì 1 dicembre 2009
Sabato pomeriggio. La folla invade le stradine del centro di Roma. Le vetrine con i manichini nei loro piumini imbottiti influenzano un clima natalizio che non ritrovo ancora, nonostante la neve di polistirolo si agiti con il ventilatore simulando un’improbabile tempesta di neve in attesa della slitta. Mi piacerebbe cullarmi nel tepore del salotto da thé di piazza di Spagna, immaginando la compagnia di un’amica con la quale mi intrattengo a ciarlare; nell’attesa mi fermo e guardo la commessa che miscela le foglie tra i barattoli, in quel clima accogliente e lento, tedioso, tra biscotti di frolla e i capelli bianchi delle signore di mezza età. Sabato pomeriggio.





la panchina
mercoledì 7 ottobre 2009
Le panchine: arredo urbano come i lampioni, le aiuole, i marciapiedi, funzionali allla seduta , al riposo, alla ripresa, ma diciamolo, scomodissime. Speravo di trovare in rete qualche notizia sull’ ideatore della sua forma, così sinuosa all’apparenza e accogliente come una culla in cui “se ci si stringe, c’ entriamo tutti”, dicono i pensionati ai giardinetti. In realtà forse la panchina é bella perché é gratis, si trova lì, te passi con il tuo giornale, vaghi con lo sguardo alla ricerca di una panchina vuota e poi ti siedi, ti accomodi, te ne appropri, al punto che se passa qualcuno, rispetta la tua privacy e si allontana, lasciandoti con il tuo libro, o il tuo gomitolo di lana che si srotola sotto le dita, con i tuoi pensieri; isola da dove controlli i giochi dei bambini o il cane. Cuccia per gli innamorati che ne fanno la loro camera all’ aperto personalizzata da scritte amorose o ingiuriose … Le panchine sono proprio scomode ma conservano una poesia intrinseca e non saprei immaginarle diverse.





a piedi nel parco (Villa Borghese, Roma)
martedì 6 ottobre 2009
un sabato ancora (troppo) caldo, già assaporavo l’atmosfera di una giornata bigia e silenziosa che mi sarebbe piaciuto riprodurre pesante e ovattata, e invece mi sono ritrovata tra la folla di bambini schiamazzanti, il cane che gioca con il padrone, la gita in barca sul laghetto di Villa Borghese, i fidanzati che si sbaciucchiano e il signore che ogni tanto alzava lo sguardo dal giornale allo specchio d’acqua. Bello il laghetto, per ora vi lascio questa immagine, ma ne ho altre in attesa del cattivo tempo, quello “giusto”, malinconico e struggente. E le panchine? meritano un discorso a parte. BUONA GIORNATA A TUTTI !!






ossessioni
lunedì 27 luglio 2009
Qualche giorno fa ricevo un commento di un frequentatore il quale ha definito la numerosa quantità di foto quasi una ossessione. A volte rimango colpita quando sconosciuti riescono a trovare i termini giusti per quelle che riconosco essere delle privatissime impressioni che scatto dopo scatto prendono corpo. Infatti é proprio quello che mi accade quando vengo rapita (sempre più spesso) da un colore, da una forma, da un atteggiamento, al punto tale che lo scatto diventa emozione ogni volta, e che più spesso alla fine getto nel “cestino”, considerando il ripetersi della visione, appunto una ossessione. Tutto questo per anticipare la visione di oggi: il colore della tovaglia e delle sedie in un bar di Piazza Navona. Quel rosa e la forma della sedia, le scarpe della turista indecisa sulla scelta, il pantalone a righe che evoca estati più antiche (modello Capri, ricordate?) e il cameriere che aspetta paziente sotto un torrido ombrellone. Forse sono un po’ spiona ma trovo la gente e la città e le stagioni, stramaledettamente cariche di una bellezza silenziosa.



















